Recensione Fantascienza: Dogs of War (2017)

Un romanzo complesso e ben scritto ★★

My name is Rex. I am a Good Dog.

Dogs of warDogs of War di Adrian Tchaikovsky è un romanzo di fantascienza che miscela con successo l’azione alla riflessione. Come Walkaway di Doctorow si tratta di un’opera con discrete ambizioni filosofiche che indaga temi molto profondi secondo la migliore tradizione della speculative fiction. Come nel romanzo di Doctorow, in Dogs of War sono presenti echi della tradizione cyberpunk. D’altro canto Dogs of War si potrebbe anche definire come una versione riveduta e corretta dell’Isola del dottor Moreau di H.G. Wells, uno dei padri della fantascienza.

Rispetto a Walkaway, Dogs of War è una lettura più veloce, sia per numero di pagine che per scorrevolezza, ed è meno impostato ideologicamente. Nel complesso si tratta di un romanzo ben riuscito, con dei personaggi interessanti e una trama che si sviluppa molto bene.  Da un punto di vista della tecnica narrativa il romanzo usa la lingua e il passaggio dal narratore in prima e in terza persona in modo molto interessante. C’è da dire che, almeno, per quanto mi riguarda, il primo impatto con il romanzo ha richiesto un  livello di sospensione dell’incredulità molto alto. Di primo acchito, infatti, Dogs of War mi ha ricordato i cartoni animati sugli animali antropomorfi che andavano per la maggiore fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 sulla scia del successo delle Tartarughe Ninja.

Because I am leader. I am the least clever but I am the one who must decide.

Dogs of War è ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a scopi bellici è stato bandito dopo aver provocato un disastro umanitario. Al posto del robot, i produttori di armi hanno sviluppato le BioForm, degli animali geneticamente modificati e potenziati da impianti cibernetici che vengono utilizzati in vari teatri di guerra. Il protagonista del romanzo è una di queste BioForm. Si tratta di Rex, un cane molossoide al comando di una squadra composta da animali di varie specie. 

Rex deve rispettare una gerarchia di comando rigidamente definita dai suoi innesti cibernetici. Con lo svilupparsi della trama, Rex viene liberato dall’obbligo di obbedire ai comandi del suo padrone, il mercenario Murray. Si trova così da solo al comando della sua squadra di BioForm, costretto a prendere da solo delle decisioni e ad assumersi la responsabilità delle decisioni stesse. Rex vuole solo essere un bravo cane, e inizialmente rimpiange i tempi in cui esserlo significava solamente obbedire a Murray.

Gli eventi messi in moto dalle azioni di Rex porteranno ad un cambiamento epocale nella considerazione che gli esseri umani hanno delle BioForm. Rex ha molti nemici, ma anche un alleato segreto e potente, che si rivela appieno al lettore solo nella parte finale del romanzo.

If I have to decide, then I can make the wrong decision.

I capitoli di Dogs of War alternano la prima alla terza persona. Quelli dedicati a Rex, in particolare, utilizzano sempre il tempo presente e periodi non complessi. Si tratta di una tecnica narrativa che ho trovato molto efficace nel rappresentare il modo di ragionare del protagonista. Si nota inoltre che col progredire del romanzo, man mano che Rex comincia ad avere pensieri più complessi e ad avere capacità di astrazione, anche la complessità della prosa dei capitoli a lui dedicati aumenta.

Rex in particolare e gli altri personaggi del romanzo in generale sono molto interessanti e ben scritti. Si potrebbe dire che Dogs of War ha le caratteristiche tipiche di un romanzo di formazione. I temi trattati dal romanzo sono molti e, anche se sono già stati ampiamente esaminati dalla fantascienza, vengono risolti in maniera originale e interessante. Fra quelli più interessanti ci sono il rapporto tra gli esseri umani e le intelligenze non umane e le conseguenze pratiche e filosofiche dell’esistenza di una “mente alveare”.

American academia had to assimilate various new demographics in the last century, but they’re still a little wary of bears.

Dogs of War è un romanzo autoconclusivo che racconta una storia e lo fa molto bene. Superata l’iniziale perplessità dovuta all’impressione di trovarsi di fronte ad una versione più “seria” di Biker Mice da Marte o Street Sharks, la lettura è godibile. La narrazione non viene mai o quasi mai sacrificata agli intenti filosofici del romanzo e questo è decisamente un punto a favore di Tchaikovsky.

Now I know that making choices is the price of being free.

Non  posso che consigliare caldamente la lettura di Dogs of War, in particolare a chi trova l’idea alla base del romanzo intrigante. Tchaikovsky la sviluppa in maniera decisamente buona, e già questo è un successo visto che avrebbe potuto facilmente degenerare nel ridicolo. Visto che l’autore britannico è stato già tradotto in italiano e ha vinto il prestigioso Arthur C. Clarke Award c’è anche una remota possibilità che qualche editore italiano decida di portare il romanzo in Italia.

L’autore

adrian tchaikovskyAdrian Tchaikovsky è nato nel Lincolshire e ha studiato zoologia e psicologia a Reading, prima di praticare la  legge a Leeds. È un appassionato giocatore di ruolo e, occasionalmente, un attore dilettante  educato al combattimento coreografico. Fra le sue influenze letterarie ci sono Gene Wolfe, Mervyn Peake, China Miéville, Mary Gently, Steven Erikson, Naomi Novak, Scott Lynch e Alan Campbell.

Ha scritto l’acclamata serie fantasy Shadows of the Apt, il cui primo volume, Empire In Black and Gold è uscito nel 2008 e l’ultimo, Seal of the Worm, nel 2014. Fra le sue opere più famose c’è inoltre  Children of Time, che nel 2016 è stato insignito dell’Arthur C. Clarke Award come miglior romanzo di fantascienza ed è stato portato in Italia da Fanucci col titolo I figli del tempo.

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