In morte di Blood Heir, ovvero come twitter e il politically correct soffocarono una trilogia nella culla

 

Questo sito si occupa di letteratura fantastica, ovvero di mondi che non esistono. Anche se attraverso fantascienza, fantasy e horror sovrannaturale è possibile veicolare messaggi politici, capita spesso di imbattersi in letture ideologiche piuttosto stravaganti che tirano per la giacchetta questo o quell’autore.

Uno dei casi più interessanti di questo fenomeno si è verificato recentemente, ed ha costretto Amélie Wen Zhao, una giovane autrice di fantasy di origine cinese che vive negli USA, ad annunciare che non pubblicherà,  almeno per il momento, Blood Heir, il primo libro di una trilogia per la quale aveva raggiunto un accordo da centinaia di migliaia di dollari con una succursale della Penguin Random House e che sarebbe dovuto uscire in giugno.

Dobbiamo ringraziare la critical theory a stelle e strisce, che ci ha già regalato perle quali l’analisi del maschilismo nei videogiochi da parte di Anita Sarkeesian, se ci è stato impedito di posare gli occhi su quest’opera decisamente empia.

Pare che alcuni “studiosi” in possesso di copie del libro distribuite in anticipo per le recensioni, grazie al formidabile apparato critico fornito loro dalla suddetta teoria, siano infatti  riusciti a  individuare una negazione della presenza del razzismo nella società ed un’appropriazione della sofferenza degli afroamericani nel fatto che nell’universo fittizio creato dalla Zhao le persone vengono ridotte in schiavitù senza riguardo per il colore della loro pelle.

Gli “studiosi” (che sono anche colleghi e concorrenti della Zhao) naturalmente hanno scatenato le loro orde indignate e twittanti contro la povera scrittrice e l’hanno costretta ad annunciare che non pubblicherà il libro e a cospargersi il capo di cenere.

Un caso simile era già accaduto con The Black Witch, romanzo accusato di razzismo perché alcuni dei personaggi sono razzisti.

Per quanto ci riguarda abbiamo già preordinato la nostra copia di Blood Heir, e ti invitiamo a fare lo stesso, a meno che tu non pensi che a decidere quello che puoi o non puoi leggere debba essere qualche ventenne ideologizzato.