Recensione Fantasy: The Poppy War (2018)

Un buon esordio non privo di difetti per il fantasy asiatico di R.F. Kuang ⭐️⭐️⭐️⭐️

The Nikara believed in strictly defined social roles, a rigid hierarchy that all were locked into at birth. Everything had its own place under heaven.

Negli ultimi anni la narrativa fantasy angloamericana ha visto affacciarsi alla scrittura svariati autori di origini non occidentali che hanno attinto al loro background etnico-culturale per creare le loro storie, portando una certa ventata di freschezza al genere. Alcuni esempi sono Ken Liu, Sabaa Tahir, S.A. Chakraborty, Tomi Adeyemi e Marlon  James. Non stupisce dunque vedere tra i libri che nel 2018 hanno riscosso il maggior successo di pubblico e di critica (Stabby Award 2018 come miglior romanzo d’esordio) l’opera prima della giovane scrittrice sino-americana R.F. Kuang.

Well, fuck the heavenly order of things.

Le vicende narrate nel romanzo sono dichiaratamente ispirate a degli eventi storici: le guerre dell’oppio e la seconda guerra-sino giapponese. L’ispirazione asiatica dell’ambientazione del romanzo è molto chiara fin dall’inizio, sia nei nomi che nei richiami a particolarità culturali estremo-orientali, anche se l’influenza della cultura americana sulla Kuang è piuttosto evidente nello spirito individualista della protagonista. Il romanzo segue la giovane Rin che, da povera orfana di guerra, grazie al superamento di un esame che viene tenuto in tutto l’impero di Nikara per selezionare i migliori talenti, accede alla più prestigiosa accademia militare della nazione e successivamente entra in un corpo d’elite dopo aver scoperto i propri poteri di sciamano. La ragazza dovrà affrontare le truppe della Federazione di Mugen, una nazione insulare che ambisce a conquistare il vasto impero di Nikara e che intende sterminarne l’intera popolazione, come ha già fatto in precedenza con un altro popolo. Il romanzo è diviso in tre parti che sono infuse di una crescente cupezza e serietà di contenuti. Se la prima parte ricalca il copione visto e rivisto nel genere Young Adult della giovane recluta di umili origini che affronta la discriminazione da parte dei compagni di corso grazie anche all’aiuto di un saggio mentore, la seconda e la terza parte si addentrano in territori decisamente grimdark ed affronta temi come l’uso di stupefacenti, il genocidio e le atrocità che tutte le parti in causa commettono in guerra a causa della disumanizzazione del nemico.

In that instant, she had felt as if she could defeat anyone. Kill anything. She wanted that power again.

Fra gli aspetti più convincenti del romanzo c’è proprio la protagonista (se si tralascia il miracoloso successo all’esame che risulta non molto credibile). Rin è ben lontana dall’essere una vera e propria eroina e nel corso degli eventi si fa spesso prendere da pulsioni negative che la spingono a scelte moralmente discutibili. Anche i personaggi di contorno sono ben caratterizzati con i loro pregi e difetti. Un altro aspetto positivo è il crescendo di cupezza del contenuto che, almeno dal mio punto di vista, rende la lettura estremamente godibile e aumenta l’effetto dei colpi di scena.

And so religion is merely a social construct in both the east and west.

Non hanno invece convinto alcuni aspetti del world-building. Il livello tecnologico e di capacità di analisi sociale del mondo creato dalla Kuang non è ben definito ma appare poco credibile la presenza di ritrovati tecnologici almeno ottocenteschi (non si può parlare di memoria fotografica prima dell’avvento della fotografia, ad esempio) e di riferimenti a teorie sociologiche decisamente moderne  insieme all’uso esclusivo di armi bianche per il combattimento individuale. Altro punto debole del romanzo è la federazione di Mugen, che sembra abbracciare la malvagità per il gusto della malvagità. L’ispirazione qui è evidentemente da ritrovarsi in episodi del conflitto sino-giapponese come lo stupro di Nanchino, ma il risultato, almeno a mio avviso, è di creare un cattivo “da operetta” pervaso da un fanatismo e da un odio le cui origini sarebbe stato meglio approfondire di più. Nel complesso il romanzo, nonostante i difetti succitati, merita una lettura. Visto il successo sul mercato americano forse c’è anche una vaga speranza che qualche editore italiano decida di portarlo in traduzione.

L’autrice

R.F Kuang è nata a Guangzhou, Cina, nel 1996 ed è emigrata negli Stati Uniti con i genitori nel 2000. Si è laureata in Storia Internazionale alla Georgetown University concentrando la propria ricerca sulla strategia militare cinese, sui traumi collettivi e sui monumenti commemorativi di guerra. Prosegue i propri studi sulla Cina all’università di Cambridge, nel Regno Unito. The Poppy War è il primo libro di una trilogia il cui secondo volume, The Dragon Republic, sarà pubblicato nel 2019.

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