Recensione Fantasy: We Ride the Storm (2018)

Un ottimo grimdark pieno di azione e colpi di scena ★★★★★

We Ride the StormThe world does not wait. People do not wait. Nothing is fair. Some people fight all their lives only to die choking on a bean

We Ride the Storm, primo volume della serie The Reborn Empire, è uno dei partecipanti al SPFBO 2018 al quale ho dedicato un recente articolo. Il romanzo della scrittrice australiana Devin Madson colpisce positivamente per molti aspetti e testimonia, qualora ce ne fosse bisogno, che tra la narrativa autopubblicata in inglese si nascondono delle vere e proprie perle. Il romanzo è narrato in prima persona dai tre protagonisti: Rah’e Torin, il capo di una tribù di guerrieri nomadi in esilio, Cassandra Marius, una prostituta-assassina con una voce che le parla dentro la testa, e  Miko T’sai, principessa dell’impero di Kisia. Sullo sfondo di macchinazioni politiche e imprese militari, le storie dei protagonisti si intrecciano tra di loro dando origine ad una trama complessa, priva dei tradizionali “buoni” e “cattivi”.

An emperor serves their people. The day the people serve the emperor is the day the empire falls.

Avendo una spiccata preferenza per il fantasy grimdark, mi sono trovato a mio agio nel mondo creato dalla Madson. Kisia e Chiltean, le nazioni in cui è ambientato We Ride the Storm, non sono posti tranquilli in cui trionfano i buoni sentimenti. La vita per chi non appartiene alle elite è dura e vale poco, mentre i nobili devono guardarsi le spalle da ogni genere di macchinazione. In qualche modo il world building ricorda “Il trono di spade” di Martin. Non manca però un pizzico di ironia. Una nota di merito va alla Madson per essere riuscita a tratteggiare un universo narrativo facendo un ricorso quasi nullo all’infodump (noto anche come spiegone). Usando lo show, don’t tell, la Madson riesce a calarci nelle complesse culture del mondo di We Ride the Storm. I personaggi, sia quelli principali che i comprimari, sono ben tratteggiati e si comportano in maniera coerente. Mentre Miko e Rah sono forse un po’ stereotipati (la prima è la classica eroina super-determinata e pronta a tutto per ottenere i propri obiettivi, mentre il secondo è l’eroe onorevole per eccellenza), Cassandra è un personaggio decisamente interessante e fuori dagli schemi.  Il libro, essendo parte di una trilogia il cui secondo volume, We Lie With Death, verrà pubblicato il 28 marzo, ha un finale aperto.

You have the stubborn sort of honour my father calls a pious death wish.

Volendo cercare il pelo nell’uovo, un aspetto non particolarmente convincente dell’altrimenti ottimo world-building di We Ride the Storm è l’utilizzo di nomi simil-giapponesi per gli abitanti di Kisia. (la cultura dell’impero è palesemente ispirata a quella del paese del Sol Levante) A volte, per chi conosce la lingua nipponica, alcune scelte come quella di chiamare Tanaka (un comunissimo cognome che in giapponese significa letteralmente “in mezzo al campo”) l’erede al trono di Kisia, fanno un po’ sorridere. In conclusione, We Ride the Storm è una lettura ampiamente consigliata a tutti gli amanti del fantasy, in particolare grimdark. Se ti è piaciuto “Il trono di spade”, probabilmente ti piacerà anche We Ride the Storm.

L’autrice

Madson ha vinto l’Aurealis Award con In Shadows We Fall. Avendo chiuso con la realtà ora è una ladra che combatte impugnando due armi e ha speso un sacco di punti in furtività e scassinare serrature. Tutt’altro che zen, Devin si nutre di tè e cioccolato, e di così tante zucchine fritte che avrebbe già dovuto trasformarsi in una di esse. Se cerchi storie felici e tenere, allora sei nel posto sbagliato. I suoi romanzi fantasy hanno tutte le sfumature del grigio e sono popolati da personaggi dalla moralità discutibile e a cui piace scambiarsi battute salaci.

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