L’influenza di Tolkien sul Trono di spade

influenza Tolkien trono di spadeAnche se spesso l’opera di George R.R. Martin viene accostata a quella dell’autore del “Signore degli Anelli” si potrebbe pensare che l’influenza di Tolkien sul “Trono di spade sia molto limitata. Se nella Terra di Mezzo la divisione fra bene e male e fra eroi e antagonisti è molto marcata, gli abitanti di Westeros si muovono in un mondo più moralmente ambiguo.

Ad aver smentito più volte  questa visione però è lo stesso Martin. Invitato al Late Show with Steven Colbert in occasione  dell’uscita di Fire and Blood (“Fuoco e Sangue“) l’autore  spiega che il suo amore per il fantasy è nato  quando aveva circa tredici anni con la lettura Conan di Howard. Passando al “Signore degli Anelli”, dopo un’iniziale perplessità, decise che quello era il miglior libro che avesse mai letto. 

La lezione di Tolkien

Più recentemente, in un’intervista rilasciata ad IGN in occasione della prima del biopic sulla vita di Tolkien l’autore delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco spiega che l’influenza di Tolkien sul  “Trono di Spade” è in realtà molto estesa ed è cominciata fin dalle prime fasi di stesura:

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Una costante delle due saghe: la morte dei personaggi interpretati da Sean Bean

Quando ho cominciato a scrivere “Il trono di spade”, una delle cose che ho fatto è guardare cosa aveva fatto Tolkien nel Signore degli Anelli e ho cercato di trarne delle lezioni. Una delle più grandi è la gestione della magia. Penso che in molta epic fantasy ci sia troppa magia. Invece la Terra di Mezzo è soffusa da un senso di magia, è sempre in secondo piano e viene usata per preparare la scena. Gandalf è uno stregone, ma quando gli orchetti attaccano sfodera una spada e si mette a combattere. Non li fa sparire per magia come succede in tante altre storie.

 

Non è un libro di ricette

Nel “Trono di spade” a magia è ancora più sfuggente. Molti degli abitanti di Westeros , almeno prima che gli eventi precipitino, non credono nella sua esistenza. E per Martin è anche importante definire cosa non è la magia:

Sapevo di volere che in Westeros ci fosse la magia ma volevo tenerla sullo sfondo, che avesse un basso profilo e fosse misteriosa. Che non fosse come una specie di scienza farlocca grazie alla quale mischiando un tot di ali di pipistrello e di sangue di vergine si ottiene qualcosa di magico, non è un libro di ricette. È sapere.

L’influenza strutturale

Martin si sofferma poi sugli aspetti strutturali che la sua opera ha in comune con il capolavoro di Tolkien

La struttura ha avuto una forte influenza sul “Trono di Spade”. Se guardi alla struttura del “Signore degli Anelli”, comincia tutto nella Contea e tutto è molto raccolto. Poi sia amplia sempre di più. “La Compagnia dell’Anello” comincia con i quattro Hobbit e poi si aggiunge Granpasso – Aragorn – poi arrivano a Rivendell e si uniscono ancora altre persone. E per un po’ sono tutti insieme, ma poi più avanti nel libro si dividono, si separano dai due gruppi. Se ci fai caso nel “Trono di Spade” vedi che tutti tranne Dany cominciano a Grande Inverno, poi succedono delle cose che li fanno separare e finiscono sparsi per il mondo.

C’è una certa differenza

Ma Martin ammette di non avere la preparazione linguistica di Tolkien, che, a partire dal 1912 e fino alla morte, sviluppò delle vere e proprie lingue artificiali, fra cui il Quenya, la lingua degli elfi di Arda. Infatti il Valyriano e il Dothraki che vengono utilizzati nella serie TV sono stati sviluppati quasi interamente dal linguista David J Peterson.

La lingua è uno degli aspetti caratteristici della sua opera, e ha imposto uno standard molto alto per noi scrittori fantasy. Ha inventato dei linguaggi completi. Io ho solo fatto finta. Quando ho venduto Il trono di Spade a HBO mi hanno detto “Ci sono delle scene complete in Dothraki. Puoi mandarci il tuo glossario Dothraki e la sintassi e le regole?” Tolkien avrebbe risposto mandando una cosa gigantesca… mentre io ho dovuto rispondere, “Ho inventato una cosa come otto parole.”

La difficoltà di regnare

Ma c’è anche qualcosa che Martin ritiene di aver fatto meglio di Tolkien. Per scoprire cosa dobbiamo ripescare una dichiarazione rilasciata mentre si trovava a Staten Island per una notte a tema Game of Thrones nel 2015.

Un’altra cosa che ho cercato di fare nei libri è riflettere la difficoltà di regnare, perché è veramente difficile. Non si vede spesso nei libri fantasy. Lo vedi in Tolkien, alla fine del libro Sauron è stato sconfitto, Aragorn è re. Tolkien dice solo che fu un re buono e saggio che regnò per 500 anni, ed è facile scrivere che fu un re buono e saggio. Ma poi ti fermi a pensare a cosa significa essere un re buono e saggio, com’era la sua politica fiscale, come funzionava l’economia, incoraggiava o scoraggiava il commercio? E il sistema delle classi sociali? Incoraggiava i contadini e la classe media o la reprimeva per dare potere all’aristocrazia? E gli orchi? Ci sono rimasti centinaia di migliaia di orchi alla fine del Signore degli anelli, ha promosso una politica di genocidio verso di loro o ha cercato di civilizzarli e integrarli nella società? Non abbiamo mai le risposte a queste domande, ci viene detto solo che fu un re buono e saggio.

Riuscirà a finire la saga?

Nell’ intervista a IGN Martin ha anche risposto alla domanda che tutti i fan delle “Cronache del ghiaccio e  del fuoco” si fanno ormai dal 2011:

Anche se la serie sta per finire, i miei libri non sono finiti… per il momento. Ma spero di finirli, e spero che alla gente piaccia come finscono.

Parole non proprio incoraggianti.