Recensione Fantasy: Nevernight (2016)

 

Un fantasy ironico e moderno   ★★★★

nevernight mai dimenticare illuminotte.You’ll be a rumour. A whisper. The thought that wakes the bastards of this world sweating in the nevernight.

Nevernight  è il primo volume dell’omonima trilogia di di Jay Kristoff. Oltre ad aver vinto il premio Aurealis come miglior romanzo fantasy, ha ottenuto un ottimo riscontro da parte dei lettori. Il romanzo verrà pubblicato in italiano da Mondadori il 3 settembre col titolo Nevernight. Mai dimenticare, mentre la trilogia è stata ribattezzata “Gli accadimenti dell’illuminotte”. Lo stesso giorno usciranno in libreria anche il secondo e il terzo volume della trilogia, intitolati rispettivamente Nevernight. I grandi giochi (Godsgrave in inglese) e Nevernight. Alba oscura (Darkdawn in inglese). Si tratta decisamente di un’ottima notizia per gli amanti italiani del fantasy. Nevernight è una lettura molto piacevole, che mischia una forte ironia al realismo psicologico del grimdark. In effetti Kristoff riesce a mischiare elementi tipici del fantasy più maturo, come la violenza e l’ambiguità morale, ad altri che siamo abituati a trovare nella letteratura young adult.

When all is blood, blood is all.

Nevernight ha le caratteristiche di un romanzo di formazione ambientato in una scuola molto particolare. In qualche modo questo lo rende simile a The Poppy War, altro romanzo che mischia elementi grimdark con elementi young adult. La protagonista e antieroina del romanzo è Mia Corvere, discendente da una nobile famiglia caduta in disgrazia quando lei aveva solo dieci anni, dopo che il padre è stato giustiziato per essersi schierato a favore di un fallito colpo di stato. Al tempo della narrazione la ragazza ha sedici anni, ha completato il suo addestramento ad opera di Mercurio, un maestro assassino. Il mentore la instrada verso la Chiesa Rossa (Red Church), dove approfondirà i suoi studi per diventare una perfetta assassina e vendicarsi di chi ha distrutto la sua famiglia.

La storia di Nevernight è quella dell’addestramento di Mia e degli allievi e maestri che incontrerà alla Chiesa Rossa. Una particolarità del romanzo è la voce narrante che, come sappiamo dal preambolo, è qualcuno che conosce molto bene l’intero arco della vita di Mia. Specialmente attraverso le note a piè di pagina, il narratore fa ampio uso dell’ironia. Inoltre le note a piè di pagina vengono utilizzate per fornirci informazioni sul mondo di Nevernight, in una maniera che ho trovato efficace e divertente.

The Light is full of lies, Acolyte. The Suns serve only to blind us.

Il worldbuilding di Nevernight trae ampia ispirazione dalla storia italiana. Mentre la città di Godsgrave, in cui cominciano le vicende narrate nel romanzo, è palesemente ispirata a Venezia, il sistema politico della repubblica di Itreya, di cui è capitale trae ispirazione, dalla Roma repubblicana. Fra i ringraziamenti alla fine del romanzo, tra l’altro, ci sono quelli alla città e agli abitanti di Venezia e Roma Per quanto riguarda invece lo stato vassallo di Askah, in cui è materialmente situata la Chiesa Rossa, l’ispirazione è quella della cultura araba-nordafricana.

Altre nazioni presenti nel mondo di Nevernight sono ispirate alla cultura maori e ai paesi nordici. Il mondo è illuminato da tre soli, i cui cicli di alba e tramonto hanno durate diverse, col risultato che la vera e propria notte cade una volta ogni due anni e mezzo. La magia è presente (Mia stessa ha dei poteri sovrannaturali), ma è vista con sospetto, non pienamente compresa e osteggiata dalla chiesa di Aa, la religione di stato della repubblica di Itreya. La religione è basata sul dualismo fra la luce e il buio, e i seguaci della Chiesa Rossa adorano Niah, dea dell’oscurità e dell’omicidio.

“We are all killers, you and I,” he said “Killers one, killers all.”

Il principale punto di forza di Nevernight è costituito dai suoi personaggi, che vengono tratteggiati in maniera veramente ottima da Kristoff e sono molto piacevoli da leggere. Per citare Robin Hobb sono “personaggi che ricorderete per anni”. La prosa di Kristoff  è molto particolare e, anche se non particolarmente difficile da comprendere, alcuni lettori madrelingua l’hanno trovata troppo ricca di metafore e convoluta. Per quanto mi riguarda l’ho trovata estremamente gradevole e adattissima al tono ironico del narratore. Un altro aspetto decisamente positivo di Nevernight è appunto l’ironia che pervade tutta la narrazione.

The wolf does not pity the lamb.

Anche se la trama di Nevernight non è particolarmente originale è svolta e narrata molto bene. Alcuni colpi di scena della narrazione sono un po’ telefonati e facili da prevedere , mentre altri sono decisamente ben architettati e colpiscono il lettore dove fa più male. Anche se la conclusione del romanzo è soddisfacente vengono lasciati aperti abbastanza interrogativi da voler proseguire nella lettura del secondo volume.  In conclusione, Nevernight è un romanzo che consiglio decisamente a tutti gli amanti del fantasy ambientato in mondi secondari. E spero vivamente che vengano tradotte altre opere di Kristoff, che considero una delle voci più interessanti della speculative fiction degli ultimi anni.

L’autore

jay kristoffJay Kristoff è l’autore dei bestseller internazionali The Nevernight Chronicles, The Illuminae Files e The Lotus War. Ha vinto sei premi Aurealis e un ABIA. Sono state stampate  più di mezzo milione di copie dei suoi libri, in più di trentacinque paesi, la maggior parte dei quali non ha mai visitato. Tutto questo lo sorprende quanto sorprende voi. È alto  204 centimetri e gli restano circa 12.000 giorni di vita.

Non crede nel lieto fine.

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