Recensione Fantascienza: Into the Black – Odyssey One (2011)

Space opera militare, nella sua forma peggiore★

Odyssey One“Think about it… We’re on another planet, fighting giant spider things, in powered armor… Christ Sarge, that’s like every sci-fi cliché ever written!”

Uno dei sottogeneri più classici della fantascienza è la space opera, caratterizzata dall’ambientazione esterna al sistema solare, dai viaggi interstellari e da una componente avventurosa molto marcata. In caso di massiccia presenza  di battaglie spaziali si parla di space opera militare. Opere letterarie come il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov e Dune di Frank Herbert, e cinematografiche come Guerre Stellari e Star Trek appartengono appunto alla space opera. Anche Into the Black-Odyssey One,  dell’autore canadese  Evan Currie appartiene a questo genere ma, per usare un eufemismo, non è tra i migliori rappresentanti.

A soldier’s first duty is simply to stand between his nation and any who might wish it harm.”

Il romanzo è ambientato nel ventiduesimo secolo, al termine della terza guerra mondiale che ha visto opporsi il blocco orientale (Cina, India, Corea, parte dell’ex URSS) alla confederazione nordamericana (USA+Canada). Avendo scoperto un metodo per viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, la confederazione nordamericana manda un’ astronave, la Odyssey, equipaggiata con i caccia Archangelche sono stati decisivi nella vittoria della guerra, ad esplorare lo spazio profondo. A comandare la nave c’è il capitano Weston, egli stesso ex pilota degli Archangel. Nel suo viaggio la Odyssey incontrerà due razze aliene, una pacifica e l’altra ostile, e si troverà suo malgrado coinvolta in una guerra interstellare.

Stephanos was angry, but he was still a military man, and the best path to victory was following orders. Not exacting revenge.

Uno dei pochi aspetti interessanti del romanzo è il rovesciamento del canone per cui gli alieni pacifici e superiori tecnologicamente vengono ad insegnare ai terrestri come vivere in armonia. In Odyssey One infatti, sono i terrestri bellicosi ad intervenire in difesa degli alieni pacifici che, nonostante la superiorità tecnologica, sono incapaci di difendersi. Purtroppo il tutto è ammantato da un certo ingenuo militarismo .

“Your military?” Weston asked “Of course.” “Then it’s their job to fight and to die, if the need should arise. It’s not our job.”

Il problema principale del romanzo è la bidimensionalità dei suoi personaggi, l’equipaggio della Odyssey è formato da eroi senza macchia e senza paura. Eroi che non fanno mai la scelta sbagliata, non temono la morte, ed hanno l’irritante tendenza ad usare slang militare e a fare battute che non fanno affatto ridere. A volte la tendenza coinvolge anche la voce narrante. E parlando di voce narrante, la prosa di Currie è involuta, spesso si perde in dettagli tecnici che spezzano il ritmo della narrazione o aggiunge spiegazioni inutili.

There was something new here. He could feel it.

Come Colony One Mars, che almeno è una lettura breve, è difficile consigliare Odyssey One a chiunque. La conclusione del libro, inoltre, lascia molte domande in sospeso, che prevedibilmente verranno risolte nei capitoli successivi della saga (che comprende altri sei titoli più uno spinoff). Credo però che questo sarà per me l’ultimo libro di Currie, ed il mio consiglio è di evitare di leggerlo. Le probabilità di vederlo tradotto in italiano sono estremamente basse.

L’autore

evan currieEvan Currie ha scritto per la maggior parte della propria vita in una maniera o in un’altra. Anche se ha studiato informatica dopo le scuole superiori, e nell’ultimo decennio ha lavorato stabilmente nell’industria della pesca delle aragoste, la scrittura è sempre stata la sua vera passione. Come dice lui stesso, “È quello che faccio per divertirmi e rilassarmi. Non posso immaginare molte cose migliori di raccontare delle storie.”

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