Recensione Fantasy: The Priory of the Orange Tree (2019)

Troppo hype per una storia già vista e rivista★★

The Priory Of The Orange TreeIt was said that while her line endured, the Nameless One could never wake from his sleep.

The Priory of the Orange Tree di Samantha Shannon era uno dei romanzi più attesi del 2019, tanto che Bookriot l’aveva inserito fra i sette romanzi fantasi da leggere assolutamente quest’anno. Mondadori ha colto la palla al balzo e lo pubblicherà in italiano il 26 novembre col titolo Il priorato dell’albero delle arance. Dopo la pubblicazione non sono mancati gli elogi dai colleghi della Shannon. Fra i più entusiastici quello di Laure Eve, secondo la quale The Priory of the Orange Treemerita il grande successo del Trono di Spade” e rappresenta “il successore femminista del Signore degli Anelli“. Purtroppo, con tutto il rispetto per la Eve, non ci troviamo di fronte né a un nuovo Martin né a un Tolkien redivivo.  The Priory of the Orange Tree è un romanzo mediocre con seri problemi di ritmo, personaggi piatti e una trama che sembra andare avanti per coincidenze e deus ex machina. Anche il world-building, che è senza dubbio la parte migliore del libro risente di alcune incongruenze.

Our enterprise will shake the world. This task is our divine calling.

Il romanzo è tendenzialmente corale e alterna i punti di vista di vari personaggi. Il primo personaggio che ci viene presentato è Tané, aspirante cavalcatrice di draghi della nazione di Seiiki, presumibilmente ispirata al Giappone del periodo Edo. Tané frequenta un’accademia militare riservata ai migliori virgulti di Seiiki ed essendo una povera orfana deve anche fare i conti con il bullismo dei suoi compagni di corso, che naturalmente sono nobili, privilegiati e, in alcuni casi, immancabilmente stronzi.La seconda protagonista della storia è Ead Duryan, damigella alla corte della regina Sabran Berethnet di Inys, una nazione vagamente ispirata all’Inghilterra medievale. Segretamente, Ead è una maga e assassina, incaricata dal Priorato dell’albero delle Arance, una specie di ordine religioso segreto, di difendere la regina. Secondo un’antica leggenda, finché la  dinastia Berethnet rimarrà sul trono di Inys, il malvagio drago Senza Nome (The Nameless One) non potrà risvegliarsi.Altri due personaggi sono il nobile Loth Beck, erede dei possedimenti di Lord Clarent, amico intimo di Ead e di Sabran, e Niclays Roos, un medico e alchimista in esilio dal passato tormentato.

Her Majesty mistrusts the East, to her own detriment.

Il world-building di The Priory of the Orange Tree è interessante, ed è evidente che la Shannon ha dedicato molto tempo allo studio di varie culture e del loro folklore. Per dare un’idea molto generale, il mondo è diviso in quattro macroregioni: il Nord, che non viene toccato dalle vicende narrate nel romanzo, l’Est, l’Ovest e il Sud.L’Est è una pseudo-Asia, dominata da due nazioni: Seiiki, che come abbiamo visto si ispira al Giappone del periodo Edo (in particolare per quanto riguarda la pratica dell’autarchia e chiusura agli stranieri, detta sakoku), e l’Impero dei Dodici Laghi, ispirato alla Cina imperiale. L’Ovest è una pseudo-Europa del Seicento, dominata da una religione incentrata sulla linea dinastica delle Berethnet (tutte le regine hanno delle figlie femmine praticamente identiche alla madre che ereditano il trono). Il Sud, infine, ospita il Dominio di Lasia, sede del Priorato dell’Albero delle Arance e paese d’origine di Ead. La cultura del Sud è ispirata ai paesi arabi. Est e Ovest hanno un rapporto con i draghi molto diverso: mentre Seiiki e l’Impero dei Dodici Laghi li venerano come dei e vivono in simbiosi con essi, ad Ovest i draghi, chiamati wyrm, sono considerati abomini. Quello che gli occidentali non sanno è che tratta in realtà di due “specie” diverse: i draghi orientali sono pacifici, saggi e più che disposti a convivere e a collaborare con gli umani, ben diversi dagli sputafuoco occidentali.  L’ispirazione sottostante alle due diverse tipologie di draghi è, evidentemente, quella del folklore sino-giapponese per i draghi orientali e di quello europeo per i wyrm.

The thousand years are almost done.

Andiamo ad esaminare nel dettaglio perché questo romanzo non mi ha convinto. Parlando di ritmo le prime 300 pagine del romanzo sono di una lentezza esasperante, e il mondo creato dalla Shannon ci viene rivelato attraverso massicce dosi di infodump, al contrario di quanto avveniva in We Ride the Storm.  La prosa arcaicheggiante scelta dall’autrice di certo non aiuta ad appassionarsi alle vicende narrate e se non mastichi l’inglese molto bene ti consiglio vivamente di leggerlo nell’imminente traduzione italiana. Proseguendo il ritmo si vivacizza un po’ ma permangono dei momenti in cui la storia si trascina stancamente. I personaggi di The Priory of the Orange Tree sono quasi tutti dei cliché che si comportano esattamente come ci si aspetterebbe da loro.  I protagonisti in particolare, sono piuttosto noiosi da leggere e danno l’impressione di essere dei superuomini (o meglio delle superdonne) che faranno sempre la cosa giusta. Oltretutto a volte la trama procede attraverso incredibili colpi di fortuna o intuizioni geniali. Il romanzo, pur essendo indirizzato ad un pubblico adulto, dà l’impressione di essere un romanzo Young Adult (in effetti i tre romanzi precedenti della Shannon rientrano in questa categoria) con qualche spruzzatina di scene di sesso non troppo osé. Anche il world building, pur interessante, presenta delle incongruenze con il comportamento dei personaggi, che si comportano in maniera piuttosto singolare e  illogica considerando le culture nelle quali sono immersi.

Night is when fear comes to us at its fullest, when we have no way to fight it

Il romanzo ha ottenuto molte lodi per il suo femminismo e la sua inclusività, ma in realtà si limita ad avere un cast molto variegato dal punto di vista etnico e delle preferenze sessuali e a rappresentare la maggior parte dei personaggi maschili come degli inutili smidollati e la maggior parte dei personaggi femminili come eroine (o antagoniste) forti e indipendenti.
Mi pare evidente che The Priory of the Orange Tree non mi è piaciuto e non mi sento di consigliare di leggerlo. Non escludo che il discreto lavoro di world-building possa risultare affascinante per lettori che amano molto le descrizioni e sono disposti a passare sopra i problemi di ritmo e trama, ma chi si aspetta qualcosa di anche lontanamente paragonabile a Il trono di spade o Il signore degli anelli è destinato a rimanere amaramente deluso.

L’autrice

Samantha Shannon priorato albero aranceSamantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato The Bone Season (La sognatrice errante. La stagione della falce, Salani) primo libro in un ciclo di sette. A questo hanno fatto seguito The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017. La serie è un bestseller internazionale tradotto in ventisei lingue. I diritti per la trasposizione cinematografica sono stati opzionati dagli Imaginarium Studios. The Priory Of the Orange Tree è il suo quarto romanzo e verrà pubblicato il 26 novembre 2019 in italiano da Mondadori con il titolo Il priorato dell’albero delle delle arance.

 

Link Utili

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