The Long Night, l’analisi di uno storico militare

long night The Long Night, terza puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones è stata un vero e proprio evento mediatico. La messa in scena battaglia fra le forze non-morte del Re della Notte e quelle di Daenerys e Jon Snow ha ricevuto sia plausi che critiche. Molti spettatori si sono lamentati della scarsissima luminosità delle scene che ne ha resa difficile la comprensione. Altri si sono concentrati su quelli che ritengono buchi di sceneggiatura. In questo articolo voglio invece concentrarmi sulla credibilità della battaglia dal punto di vista della strategia militare medievale. Riporterò quindi le opinioni che il docente di storia militare e autore fantasy Michael Livingston ha espresso in un pezzo pubblicato su TOR.COM.

Ovviamente l’articolo contiene degli spoiler per cui se non avete ancora visto The Long Night non proseguite nella lettura.

Livingston comincia la sua analisi dalla pianificazione della battaglia, che si è svolta durante il secondo episodio (A Knight of the Seven Kingdoms):

 Prima di tutto, mi è piaciuto molto che ci sia stata una scena sulla pianificazione nell’episodio precedente. Come in The Battle of the Bastards, è bello sapere a grandi linee cosa ognuno sta cercando di fare.

Un pessimo piano

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Jon Snow, grande guerriero, pessimo generale

Anche se il piano non è molto elaborato, Livingston ritiene che la sua semplicità sia in linea con gli standard medievali e lo paragona a quello seguito dai francesi durante la famosa battaglia di Agincourt.

Ma il piano era terribile.

Ecco i fatti, per quello che sapevano:

  • Una gigantesca armata di non-morti si sta avvicinando
  • L’armata ha anche un drago
  • Il comandante dell’armata, il Re della Notte, può riportare in vita i suoi caduti a piacimento
  • Può fare lo stesso con i tuoi caduti

Capito? Per ogni vittima sul campo di battaglia, il Re della Notte guadagna un soldato e tu ne perdi uno.

Lo storico ritiene che cominciare la battaglia con la carica della cavalleria Dothraki sia stato sostanzialmente un regalo al Re della Notte. Lo stesso si può dire della decisione di piazzare tutti gli inabili alla battaglia nelle cripte.

Ecco un’orda di Dothraki per te, o signore della Notte. Questo regalo renderà la situazione ancora peggiore per noi.

Proseguendo nell’analisi, Livingston ritiene estremamente stupide le idee di affrontare il nemico in campo aperto con i reparti di fanteria più validi dell’esercito (Immacolati e Guardiani della Notte su tutti), e di non usare immediatamente le armi più potenti a disposizione: i draghi.

Ascoltate gente: Usate le mura! Le avete costruite proprio per quello. (Hey, vi ricordate che idea stupida lasciare Roccia del Drago senza alcuna difesa?) Sedetevi e fate scorrazzare i draghi davanti alle mura fino a quando il Re della Notte non si fa vedere!

Santo cielo, durante un episodio tanto intenso e serio mi sono messo davvero a ridere quando, dopo l’inevitabile e disastrosa ritirata all’interno delle mura dentro le quali avrebbero dovuto stare fin dall’inizio, tutti si mettono ad urlare di presidiarle. Ma davvero? Nessuno ci aveva pensato come, per dire, fase 0?!?

No, la fase 0 è stata mettere il Corvo Matto dai Tre Occhi Bran nel Parco degli Dei con Dodici Tizi e Theon a proteggerlo.

In sostanza  l’obbiettivo principale del Re della Notte è stato messo in una delle zone meno fortificate di Grande Inverno con una scorta ridicola. Fortunatamente anche il comandante dell’armata di non-morti non ha mostrato grandi doti di stratega. Invece che tentare un assalto diretto col drago o una manovra di aggiramento con gli Estranei per raggiungere Bran ha deciso di raggiungere il Parco degli Dei attraverso la via più difficile.

Infine:

E giuro su Rhlo’rr quando dico che tutti dovrebbero avere l’elmo, intendo anche te, Arya. Quasi catturata dagli Estranei per via del sangue che gocciola da una ferita alla fronte? Chissà cosa avrebbe potuto prevenire una ferita alla testa del genere!

Un disastro? non proprio

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Non te l’aspettavi, vero?

Potresti pensare che con tutte le critiche elencate finora, Livingston abbia una pessima opinione di The Long Night, ma non è così.

Ma… come è stato come episodio di una serie TV?

Assolutamente incredibile

The Long Night, secondo Livingston, non è all’altezza di The Battle of the Bastards, soprattutto per il problema della scarsa luminosità, che ha secondo lui reso meno godibili e troppo confusionarie alcune scene che avrebbero dovuto essere straordinarie  come quelle del combattimento tra i draghi.

Per lo storico americano il momento migliore dell’episodio è  la sequenza finale in cui Jon cerca di raggiungere il Re della Notte, sia dal punto di vista prettamente cinematografico che da quello emozionale. Anche la scelta di far morire il Re della Notte per mano di Arya è stata apprezzata.

Cosa è stato reso al meglio

Brienne e Jaime
Resistere, fino all’ultimo

Rivestendo i panni dello storico, infine, Livingston spiega cosa, secondo lui, l’episodio ha catturato in maniera realistica.

Un’altra cosa che l’episodio ha fatto bene-intendo bene davvero-è mostrare la volontà umana di sopravvivere contro ogni probabilità. La disperazione in battaglia porta alla perdita di ogni speranza o alla determinazione. […]

La Battaglia di Winterfell ha catturato questo spirito di resistenza estrema. E di questo sono grato. Il fatto che più personaggi principali non siano caduti di fronte alla morte certa forse è un po’ deludente visto le scarse speranze che avevano di sopravvivere-anche se, ovviamente, riposate in pace Theon, Jorah, e soprattutto Lady Mormont-ma forse questo significa che una battaglia molto più grande, molto più disperata, deve ancora venire.

E allora, fatti sotto, Game of Thrones.

Porterò i popcorn… ed un elmo.