Recensione Fantascienza: Walkaway (2017)

Un’utopia non molto credibile dentro una distopia credibile★★

walkawayThe point of walkaways was living for abundance, and in abundance, why worry if you were putting in as much as you took out?

Walkaway di Cory Doctorow è un romanzo estremamente politico e filosofico che riesce però ad essere anche una lettura discretamente appassionante. Si tratta di un erede della tradizione cyberpunk (William Gibson lo ha definito “un  romanzo straordinario”) che ricorda a tratti anche la fantasia visionaria di Philip K. Dick. Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la maniera in cui trasporta delle tendenze socioeconomiche della contemporaneità in un futuro non troppo remoto (circa cinquanta-sessant’anni).

Nel mondo descritto da Walkaway tali tendenze vengono estremizzate in una distopia che, come tutti i migliori appartenenti al genere riesce anche ad essere una critica sociale piuttosto efficace. Il romanzo tratta alcuni temi cari all’autore, che è anche un blogger e attivista, come la sorveglianza di massa e i diritti digitali. Le influenze  esplicitamente citate da Doctorow nella stesura del romanzo sono A Paradise Built in Hell di Rebecca Solnit, Debito. I primi 5000 anni dell’antropologo David Graeber e Il capitale nel XII secolo dell’economista francese Thomas Picketty.

This world, if you aren’t a success you’re a failure. If you’re not on top you’re on the bottom.

Walkaway è ambientato in un futuro relativamente prossimo, in cui il progresso tecnologico ha reso il lavoro umano sostanzialmente superfluo.  Le stampanti 3D sono infatti in grado  non solo di produrre in maniera sostanzialmente autonoma qualsiasi oggetto d’uso, ma anche di creare altre stampanti più avanzate. Inoltre esistono delle macchine che sono in grado di  ricercare, processare ed eventualmente riciclare la materia prima.

Sfortunatamente a godere dell’economia post-scarsità è solo un’élite di oligarchi chiamati zotta, discendenti delle famiglie più ricche, mentre la maggior parte della popolazione si contende i pochi posti di lavoro disponibili, principalmente in forma di gigs. Le nazioni occidentali sono ancora formalmente democratiche e l’opinione pubblica ha un qualche peso, ma è sottoposta ad una rigorosa sorveglianza di massa e le autorità non disdegnano di usare mezzi autoritari per impedire proteste o la diffusione di verità scomode. L’ambiente inoltre è irreparabilmente danneggiato e molte zone del pianeta sono inabitabili. Il mondo negli anni precedenti ha visto aumentare a dismisura il numero di rifugiati.

In questo contesto tre amici canadesi, Hubert, Seth e Natalie, proveniente una famiglia di zotta, decidono senza pensarci troppo  di unirsi ai walkaway. I walkaway sono persone che hanno lasciato la società (definita Default) e vivono in comunità che si potrebbero definire tecno-hippy. Queste comunità sfruttano versioni modificate delle tecnologie che l’UNHCR aveva messo a disposizione per la gestione delle crisi umanitarie per vivere in relativa abbondanza. Fra i walkaway ci sono degli scienziati che faranno una scoperta sensazionale. Il Default, a causa di questa scoperta, non può che tentare di distruggerli per evitare che il proprio sistema di potere crolli completamente.

The people who use this place decided they would rather be robbed than surveilled.

Il romanzo di Doctorow ha vari protagonisti, e segue alternativamente le vicende dei tre amici e di altri walkaway da loro conosciuti. I dialoghi tra i personaggi e i loro pensieri pongono una serie di domande filosofiche sulla natura umana, sull’economia, sulla società e sulla realtà che in vari casi non trovano risposta. I dibattiti filosofici potrebbero, a volte, risultare piuttosto pesanti da seguire , specialmente quelli riferiti alle questioni politiche che stanno più a cuore a Doctorow.

In questi ultimi casi sembra quasi che l’autore voglia a tutti i costi farci presente quali sono le sue idee, e il romanzo per qualche riga si trasformi un pamphlet propagandistico Al di là di quello che si può pensare dell’impostazione ideologica di Walkaway, comunque, questo è un romanzo che fa pensare.  Non mancano momenti di intrattenimento, con un susseguirsi di avventure, scene di sesso e colpi di scena che si alternano ai momenti più riflessivi.

It’s fucking stupid, it’s delusional to insist we’re all equal.

I personaggi principali hanno una discreta profondità. Nella maggior parte dei casi pero, risultano più o meno sempre uguali a sé stessi dall’inizio alla fine del romanzo.  I comprimari, invece  sono abbastanza intercambiabili e sembrano apparire per dare rappresentanza a questa o quella minoranza. La scrittura di Doctorow è piuttosto scorrevole e briosa. Viene però appesantita dal ricorso massiccio allo slang e termini informatici che non sono sicuro essere di facile comprensione nemmeno per i madrelingua. Inoltre la rappresentazione degli zotta, segnatamente del padre di Natalie è quasi caricaturale, non sarebbe stato male avere un “cattivo” di maggior spessore.

Devo inoltre dire che la parte “utopica” del romanzo (la comunità dei walkaway) ha richiesto una maggiore sospensione dell’incredulità rispetto a quella distopica (il Default). La piega che la trama prende ad un certo punto, poi, ha richiesto una sospensione dell’incredulità ancora maggiore. Sempre riguardo alla trama c’è da dire che ha un andamento piuttosto discontinuo e alcune delle conseguenze di uno degli eventi centrali del romanzo vengono risolte in maniera un po’ troppo semplicistica.

“I’ve done a lot of walking away.” She shrugged “I’m going to stay.”

Walkaway è una lettura consigliata. Pur essendo molto lontano sia dalla visione anarco-sindacalista sposata dal romanzo che più in generale dalle idee politiche di Doctorow, l’ho comunque trovato interessante. L’impostazione filosofica del libro può piacere o meno, ma molte delle idee su cui si basa sono interessanti e la lettura è piacevole. Qualche lettore potrebbe trovarlo troppo lungo e non essere particolarmente soddisfatto da come si sviluppa la trama e dal finale.

L’autore

cory doctorowCory Doctorow è un autore di fantascienza, attivista, giornalista e blogger, co-editor di Boing Boing e autore del graphic novel In Real Life (disponibile anche in italiano), del saggio Information Doesn’t Want To Be Free, ha anche scritto varii romanzi Young Adult fra cui Homeland, e Little Brother (raccolti in italiano in un unico volume edito da Multiplayer Edizioni) e, per un pubblico adulto, Rapture of the Nerds e Makers. Oltre ad essere membro della Electronic Frontier Foundation ha co-fondato l’UK Open Rights Group. Nato a Toronto, Canada, attualmente vive a Los Angeles.

In italiano sono inoltre usciti  due suoi romanzi brevi:  Infoguerra  (After the Siege)L’uomo che vendette la luna  (The Man Who Sold the Moon), entrambi pubblicati da Delos. Inoltre sono disponibili gratuitamente i saggi Content: Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright, Lockdown: L’imminente guerra civile per il computer universale, Ebook: ovvero né E né book: Paper per la O’Reilly Emerging Technologies Conference, 2004.

 

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